
Cava de'Tirreni è situata nella valle ai piedi dei monti Lattari che, prolungandosi verso ovest, formano la penisola sorrentina. La città si trova a circa 4 km dal mare del golfo di Salerno e a 195 m di altitudine ed è racchiusa ad ovest dai monti Lattari e ad est da colline più basse che costituiscono le propaggini dei monti Picentini. I frequenti fenomeni carsici tra le cime dei monti Lattari hanno dato luogo ad interessanti cavità, tra cui quelle del torrente Bonea, che caratterizzano il panorama di Cava. Al centro del paesaggio cittadino, quasi contornata dall’abitato, si leva la collina di S. Adiutore, comunemente detta Monte Castello per la presenza, sulla cima del rilievo, di ruderi di un castello medievale che è attualmente oggetto di una campagna di scavo, la quale sta rendendo leggibile la struttura complessiva del maniero. Sembra che il nucleo originario risalga addirittura alla metà del V secolo, quando un santo vescovo di nome Adiutore, fuggito dall’Africa al tempo dei Vandali, si ritirò in preghiera presso una cella su questo colle. Qui fu poi costruito il castello, a difesa della vicina via Maggiore, importante via di comunicazione con Salerno.
Al Borgo, che si estende nel fondovalle, fanno da corona i villaggi e i casali, più antichi del centro cittadino. Questa conformazione consente una serie di passeggiate che offrono ampi e mutevoli panorami tra il verde dei monti e l’azzurro del mare, la cui fama ha richiamato fin dal ‘700 turisti e viaggiatori stranieri che qui si fermavano durante il Grand Tour e che, rapiti dall'incanto del paesaggio, hanno descritto e dipinto suggestivi scorci della città lasciando testimonianze indelebili del loro passaggio. Ricordiamo tra questi Carl Ulysses von Salis Marschlins, Henry Swinburne, Johann Wolfgang von Goethe, Anton Sminck van Pitloo, e gli italiani Gigante e Palizzi.
I portici, soprattutto nella parte più antica, denominata Borgo Scacciaventi, rendono questa città un esempio urbanistico unico in tutto il Meridione. Alcuni pilastri ortogonali, in stile catalano, risalgono al XV secolo, quando i mercanti dai casali trasferirono i loro affari lungo la via Regia, che seguiva il tracciato dell’antica via di comunicazione Nuceria – Salernum. Secondo alcuni studiosi locali, il toponimo “Scacciaventi” o “Scacciavento” deriverebbe dall’andamento tortuoso della parte più antica del porticato atto ad attenuare il vento invernale. Secondo altri, invece, probabilmente con maggiore aderenza al vero, il toponimo deriverebbe dalla dimora patrizia, in questo luogo, di un’importante famiglia cavese, documentata a Napoli ancora nel Seicento: gli Scacciavento. Il borgo potrebbe essere nato, però, già intorno all’anno mille da uno sparuto gruppo di case. Intorno a questa data si colloca la prima edificazione della cappella dedicata alla Vergine, la cui immagine, secondo la leggenda, fu rinvenuta su di un olmo nel luogo in cui attualmente si trova la Chiesa di S. Maria dell’Olmo. Di pari interesse sono i palazzi che si dispongono lungo i portici, spesso caratterizzati da splendidi portali a bugne a punta di diamante e corti interne.
I primi insediamenti abitativi sorgevano sulle colline ed è da qui che provengono le testimonianze più antiche (lucerne e altro materiale ceramico) pertinenti una presenza romana successiva a quella dei Sanniti. Altri ritrovamenti connessi alla Gens Mitilia, tanto che la valle, per consuetudine, si attribuisce il nome di Metelliana, sono stati rinvenuti nei casali di Vetranto e S. Cesareo e nell’area confinante con i territori dell’antica Nuceria Alfaterna. Di grande interesse, inoltre, sono i resti di un imponente acquedotto (I – II secolo d. C.) con triplice ordine di arcate, tra i più significativi dell’Italia meridionale e databile all’epoca imperiale, che si levano a valle della sorgente Frestola, ai piedi dell’Abbazia della SS. Trinità. Quest’ultima fu fondata nel 1011 ad opera del nobile salernitano Alferio Pappacarbone che, ritirandosi a vita contemplativa nella grotta Arsicia, ai piedi del monte Finestra, cominciò a radunare intorno a sé una comunità benedettina.
Il 7 agosto 1394, Papa Bonifacio IX, con una bolla, elevò “le terre della Cava” a rango di città. Fu coniato così il toponimo di Cava, che, dopo l’unità d’Italia, per evitare omonimie, fu modificato nell’attuale Cava de’ Tirreni.
Sulle colline di Cava è stato praticato, fino a qualche anno fa, un particolare tipo di caccia ai colombi migratori, che affondava le sue origini nei tre secoli (secc. IX – XI) di dominazione longobarda, e che ha lasciato una serie di torri disseminate sul territorio caratterizzandone il paesaggio.
Il viaggiatore che si trova a Cava nel periodo estivo si trova immerso in un’atmosfera d’altri tempi grazie alla rievocazione annuale della festa di monte Castello, che ricorda la miracolosa cessazione della peste del 1656, dopo la benedizione impartita alla città dal Vescovo dalla cima del colle. Nello stesso periodo viene anche rievocata la famosa battaglia di Sarno del 1460, quando fu decisivo l’aiuto offerto dai cavesi a Ferrante D’Aragona per contrastare la riconquista del regno da parte di Giovanni D’Angiò. Una “pergamena in bianco” concessa dal sovrano testimonia la fedeltà alla casa aragonese e costituisce il premio alla gara di sparo e coreografia che, ogni anno, ha luogo tra i casali, con figuranti in abiti storici, della città metelliana.
Cava de'Tirreni è la porta della Costiera Amalfitana. Si trova a 45 km dall’aeroporto di Capodichino (Napoli), a 32 Km dall'aeroporto di Salerno e si raggiunge percorrendo l’Autostrada A3 Napoli – Salerno. Dista 22 km da Amalfi, 35 km da Positano, 28 km da Ravello, 50 km da Paestum.