il Millennio | Badia di Cava | Cava de' Tirreni 1011 - 2011
Millennio Badia di Cava de' Tirreni 1011-2011
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Il Millennio

Lungo tutto il X secolo, e per un buon tratto del secolo successivo, nell’intero Occidente si rese urgente una riforma complessiva della Chiesa. A questo movimento riformatore non fecero mancare il proprio apporto autorevoli vescovi e papi, ma notevole fu soprattutto il contributo fornito dal  monachesimo benedettino, teso a privilegiare la centralità della preghiera e l’assoluta purezza della vita in comunità.

Tali istanze furono elaborate ed espresse con particolare lucidità dal monastero francese di Cluny; questa fondazione monastica, oltre a elaborare un modello incentrato sul primato della preghiera ed impegnato nel rinnovamento della liturgia, sviluppò una peculiare forma di organizzazione che si tradusse in una rete di monasteri collegati fra loro – detti “priorati” – dotati di un’ottima base economica derivante dalle donazioni di beni delle famiglie aristocratiche, esenti dal controllo vescovile.

Nel contesto della Riforma della Chiesa risultò centrale il ruolo dell’Abbazia benedettina della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni, fondata nel 1011 quando era in fermento il rinnovamento di matrice cluniacense. Il suo fondatore, sant’Alferio Pappacarbone, nobile salernitano, era divenuto monaco proprio a Cluny nei primi anni dell’XI secolo. Egli costituì a Cava una piccola comunità monastica dove probabilmente la preghiera era associata alla riflessione teologica sui temi della ristrutturazione della Chiesa. Il biografo dei primi quattro abati di Cava, tutti presto elevati al rango di santi, ossia il fondatore Alferio e i successivi Leone, Pietro e Costabile, riporta pratiche, consuetudini e comportamenti che erano propri delle fondazioni cluniacensi. In particolare durante il lungo abbaziato di Pietro (1079-1123) il cenobio cavense si ispirò certamente al modello organizzativo che si era venuto definendo a Cluny al tempo dell’abate Ugo (1049-1109), modello che Pietro di Cava aveva avuto modo di conoscere bene, essendo stato per tre anni diretto collaboratore di Ugo nella qualità di suo cappellano.

Negli anni successivi alla morte del pontefice che più di tutti aveva sollecitato gli ideali della riforma ecclesiastica in Europa, ossia papa Gregorio VII, morto tra l’altro nella città di Salerno, l’Abbazia di Cava emerse pienamente. Il suo enorme prestigio è ben giustificato dal notevole numero di donazioni ricevute dalla nobiltà longobarda di Salerno e di Capua, ma anche dall’erede del normanno Roberto il Guiscardo, Ruggero Borsa. Alla fine dell’XI secolo il cenobio cavense divenne la meta delle più importanti autorità ecclesiastiche, fra cui è da ricordare il soggiorno di Bruno da Segni, uno dei principali teologi della riforma, ma va anche segnalata la visita del papa Urbano II, proprio in occasione della  proclamazione della prima Crociata.

L’Abbazia di Cava ricoprì da subito, quindi, un ruolo fondamentale in tutto il Mezzogiorno d’Italia per il recupero dello spirito originario della Chiesa e per l’indottrinamento teologico. Al tempo stesso con la sua vasta proprietà e l’estesa congregazione ecclesiastica, divenne presto la più importante casa monastica del XII secolo in Italia meridionale. La bolla di papa Alessandro III che nel gennaio del 1169 confermava i possedimenti più prossimi all’Abbazia di Cava, elencava altre sette monasteri e cinquantanove chiese soggette alla fondazione cavense, più altre dipendenze varie nell’Apulia, nella parte meridionale del principato di Capua, in Lucania, nella Calabria settentrionale, e persino due chiese in Sicilia.

Celebrare oggi il Millennio trascorso dalla fondazione dell’Abbazia di Cava (1011-2011) significa ripercorrere le vicende storiche, culturali ed economiche che hanno interessato uno dei più importanti monasteri benedettini in Europa tra XI e XII secolo, il cenobio propulsore del rinnovamento teologico e della riforma della Chiesa nel Mezzogiorno d’Italia, oltre che centro scrittorio di grande prestigio: il preziosissimo corpus di pergamene (le più antiche del sud Italia), insieme al nucleo di inestimabili manoscritti e al fondo librario antico costituito da incunaboli, cinquecentine e seicentine, testimoniano a pieno quanto fin qui accennato. Al preziosissimo nucleo archivistico e librario si affiancano opere pittoriche e sculture di inestimabile valore, spesso acquisite in dono dall’Abbazia nel corso della sua storia millenaria.